Servizi consolari a Manchester: audizione del Presidente del Comites Ardito in Commissione Esteri alla Camera dei Deputati
- 26 feb
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Oggi 26 febbraio alle ore 10:00, presso la III Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati, si è svolta l’audizione del presidente del Comites di Manchester, Cesare Giulio Ardito, dedicata alla situazione dei servizi consolari a Manchester.
L’audizione è stata presieduta dall’onorevole Giulio Tremonti e ha visto la partecipazione, in presenza e da remoto, di deputati membri della Commissione.
L’analisi è stata introdotta dai risultati dello studio statistico pubblicato lo scorso dicembre, curato dallo stesso Ardito e realizzato come iniziativa congiunta di Comites e Consolato. A partire da tale base di dati, sono state evidenziate le criticità strutturali nei servizi consolari di Manchester, con lunghi tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni e difficoltà di interazione con l’utenza, anche attraverso i canali telefonici.
È stato inoltre osservato, sulla base dei dati e delle segnalazioni raccolte, come i disagi per i cittadini siano rilevanti e come la sede di Manchester appaia sottodimensionata sul piano dell’organico rispetto a sedi consolari comparabili. Al tempo stesso, i numeri di produttività presentati nel corso dell’audizione mostrano con chiarezza l’ottimo lavoro svolto dal personale del Consolato, dato che evidenzia come le criticità emerse non siano riconducibili all’impegno o all’efficienza degli operatori, ma al divario strutturale tra carichi di lavoro e risorse effettivamente disponibili.
L’audizione è poi proseguita con una sessione di domande e risposte. La registrazione integrale è disponibile sul portale della Camera dei Deputati, insieme alla documentazione depositata a corredo dell’audizione
Video dell'audizione
Slides mostrate durante l'intervento (non visibili nel video):
Discorso completo
Buongiorno a tutti, sono Cesare Giulio Ardito, presidente del Comites di Manchester e di professione matematico all’Università di Manchester.
Innanzitutto vi ringrazio di aver voluto attenzionare la situazione dei servizi consolari a Manchester. Vado dritto al punto, il messaggio che vorrei trasmettervi è che la situazione dei servizi consolari a Manchester è straordinariamente problematica.
La parola chiave è straordinariamente, perché sappiamo tutti che la rete consolare in generale ha alcuni problemi strutturali di sottodimensionamento. So che il Parlamento è sensibile sul tema e lavora per risolverli. Ho seguito recenti interventi legislativi e anche recentissime risoluzioni in questa stessa commissione in cui è stato citato esplicitamente il Consolato di Manchester.
Mi baserò principalmente su uno studio statistico che ho realizzato, come iniziativa congiunta e supportata sia dal Comites che dal Consolato di Manchester, basato principalmente sui dati AIRE.
Prima di procedere, permettetemi anche di ringraziarvi per aver scelto di audire il Comites. I Comites, come sapete, sono rappresentanze elettive composte da volontari in tutte le circoscrizioni consolari con un numero sufficiente di italiani, che fanno anche strumento dei cittadini per sollevare problematiche. Oltre a questo fanno molte attività di promozione di lingua, cultura e tutela della memoria storica dell’emigrazione italiana. Però a mio avviso la funzione primaria, che peraltro giustifica lo sforzo e la spesa per farli essere organismi elettivi, è la rappresentanza. Vi ringrazio quindi di permettermi di portare in questa sede della Commissione Esteri della Camera dei Deputati la voce del territorio.
Vengo allo studio, mi avvalgo anche di qualche slide per mostrarvi anche dei grafici.
Lo studio nasce per avere una lente di ingrandimento sul territorio della circoscrizione di Manchester che include il Nord e il Centro dell’Inghilterra. Nella maggioranza degli studi sugli italiani in Inghilterra è un territorio quasi invisibile per un motivo numerico: Londra ha tantissimi connazionali, quasi 300.000, e ogni dato è pesato su Londra andando quindi a oscurare i cittadini in altre aree, che pure sono 123.000.
Brevissima storia: nel 2011 il Consolato di Manchester fu chiuso, e nel 2014 fu chiuso anche lo sportello consolare che era stato messo in sostituzione. La riapertura è stata decisa nel 2019 come parte del pacchetto di misure per rafforzare i servizi nel Regno Unito in risposta alla Brexit, nel cosiddetto “Decreto Brexit”, ed è avvenuta a luglio 2022. In quegli anni c’è stata una crescita enorme della popolazione. Quando fu chiuso risultavano 28369 iscritti AIRE nella circoscrizione di Manchester. Alla riapertura 108396, e oggi circa 123.500.
In particolare l’aumento recente è dovuto sia a nuove nascite, sia a una migrazione interna nel Regno Unito per motivi economici da Londra verso il Nord, e all’emersione di iscritti AIRE: persone non iscritte che si iscrivono tardivamente solo quando arriva il momento di dover rinnovare il passaporto. Ancora sempre nello studio da un confronto con dati delle autorità locali io stimo circa 10000 ulteriori connazionali ancora non iscritti all’AIRE, quindi in tutto circa 135.000 persone.
Potete osservare dalla mappa cromatica che vivono su tutto il territorio, non c’è un polo principale. In particolare il 76% degli iscritti, quindi più di tre su quattro, vive fuori dall’area metropolitana di Manchester.
L’età media è bassa, circa 35 anni, e si nota che uno su quattro ha meno di 18 anni. Faccio notare che dal punto di vista del rinnovo dei passaporti un minorenne “vale doppio”, perché i passaporti dei minori durano cinque anni anziché dieci. Vedete anche una piramide demografica strana… io dico piramide ma ora non lo è più in quasi nessun paese occidentale, più una clessidra.
La provenienza degli iscritti AIRE in circoscrizione è molto eterogenea. Solo il 44,9% è nato in Italia, il 31% è nato nel Regno Unito. Il 33,7% è nato in paesi diversi da Italia e Regno Unito e questi, come vedete nel grafico a torta, sono soprattutto paesi extraeuropei: Pakistan, India, Brasile, Ghana, Bangladesh, Nigeria, Marocco e altri.
La mia stima è che più della metà del totale dei connazionali provenga da percorsi di migrazione secondaria. Cosa significa migrazione secondaria? È quando una persona si trasferisce in Italia dall’estero con la famiglia o mette su famiglia in Italia; dopo 10-20 anni acquisisce la cittadinanza italiana e poi sceglie di emigrare nuovamente, spesso per motivi economici, portando con sé la famiglia. Abbiamo qui tantissimi genitori nati all’estero e tantissimi adolescenti nati in Italia, a riprova della forte presenza di esponenti della migrazione secondaria.
Come è strutturata la rete consolare sul territorio? C’è il Consolato di carriera a Manchester, affiancato da quattro uffici onorari a Liverpool, Birmingham, Nottingham e Newcastle-upon-Tyne; più due corrispondenti consolari che però non sono muniti di macchinetta per le impronte; e ci sono missioni consolari, di organizzazione abbastanza recente negli ultimi due anni, che mirano a coprire dei gap nelle “zone rosse”, quelle collegate peggio con le sedi consolari esistenti, che quest’anno (novità) saranno organizzate in collaborazione con il Comites.
Riassumo i dati importanti: abbiamo 123.500 italiani più, mia stima, circa 10.000 non iscritti AIRE; circa un italiano su quattro ha meno di 18 anni, e quindi “pesa” di più sui servizi consolari; e circa un italiano su due proviene da percorsi di migrazione secondaria da paesi extraeuropei, quali Pakistan, India, Brasile e altri. Questo è importante perché spesso le pratiche relative a questi cittadini italiani sono più complesse del normale: possono ad esempio coinvolgere documenti provenienti da paesi extraeuropei che sono più complicati da legalizzare rispetto a un documento emesso in Europa o nel Regno Unito.
Ora parliamo dei servizi consolari numericamente. Vi dicevo che, sulla carta, la sede consolare di Manchester è ottima e che, se vi limitate a guardare sulla carta, potreste non vedere i problemi che ci sono. Dall’annuario MAECI 2025, quindi con i dati del 2024, la sede consolare di Manchester è ventesima al mondo per numero di iscritti AIRE, ma è settima al mondo per numero di passaporti (e undicesima nel 2025). È prima al mondo per produttività per addetto, cioè gli impiegati di Manchester stampano più libretti, in rapporto al personale, di qualunque altra sede, ed è terza al mondo per rapporto fra numero di passaporti e numero di residenti. Tuttavia, risulta quarantaduesima al mondo per numero di impiegati. So che c’è stato un modesto aumento di organico più di recente, ma tale aumento non la porterebbe oltre il trentesimo posto nella classifica.
Però se chiedete alla popolazione o guardate i commenti sui social o le recensioni su Google Maps vi sentirete dire il contrario: che è molto difficile prendere appuntamento, che i tempi di attesa sono lunghissimi, che non rispondono al telefono, che non rispondono alle e-mail. Che cosa sta succedendo? Come conciliamo questi due fatti, che sono entrambi veri, numeri altissimi di produttività e feedback pessimi dai connazionali? Ve lo illustro con un esempio su come si rinnova il passaporto nella circoscrizione di Manchester.
Ci sono tre modi. Il primo è al Consolato in presenza, con rilascio a vista: è l’opzione migliore ma si prenota esclusivamente tramite il portale Prenot@mi, e quasi ogni giorno gli appuntamenti escono alle 17 e in meno di cinque minuti sono esauriti. Nella maggioranza dei casi quindi il tentativo di prenotazione non va a buon fine, e (salvo urgenze) non ci sono metodi alternativi se non riprovare il giorno dopo, e riprovare, e riprovare, e riprovare. A volte ci vogliono mesi.
Il secondo è tramite i consolati onorari: lì è un po’ più facile prenotare perché c’è meno pressione, però è richiesto di pagare una tariffa aggiuntiva di circa 50 euro, che è un rincaro di quasi il 50% sul costo base di 116€ e nei casi di famiglie numerose può pesare non poco sul bilancio familiare, e poi si hanno lunghissime attese dopo l’appuntamento, perché è una pratica postale, attualmente di otto mesi. Di solito il passaporto precedente va consegnato insieme alla pratica. Quindi si rimane senza documento per molto tempo in attesa che la pratica venga lavorata.
Il terzo è il rinnovo in Italia, che è possibile ma naturalmente richiede un viaggio lungo e che ha prassi e tempi molto variabili da questura a questura. Inoltre se il documento è già scaduto non è un’opzione praticabile dovendo attraversare la frontiera.
Qui, apro una parentesi, la possibilità di ottenere la CIE in Italia anche per un iscritto AIRE da giugno aiuterà molto facilitando il possesso di un secondo documento, e vi ringrazio per l’intervento legislativo che lo permetterà da giugno, perché è una cosa che aiuterà moltissimi gli italiani nel Regno Unito, farà la differenza ed è un tema che avevo molto a cuore e per cui il nostro Comites ha spinto molto.
Questo è il grafico principale e con cui voglio illustrarvi la mia tesi sulla situazione dei servizi consolari: sono i tempi di attesa storici di attesa per le pratiche di passaporto postali, monitorati sulla base delle segnalazioni ricevute. Ricordo che sono tutti i cittadini under 12 più tutte le pratiche dei consolati onorari.
Cosa vedete in questo grafico? Inizialmente un trend di crescita, ma c’è di più. Io vedo un Consolato che lavora al limite delle proprie possibilità. Concentratevi sulle linee orizzontali.
All’apertura c’erano tre mesi di attesa, perché ci sono stati due mesi di blocco degli appuntamenti più un mese di tempi tecnici. Quindi già si iniziava con una zavorra. Poi il Consolato riesce a mantenere l’equilibrio (con numeri straordinari di produttività e sacrifici enormi, a breve ve ne parlo)… ma appena succede qualcosa, e questo qualcosa può essere una consultazione elettorale, adempimenti per una nuova legge, un momento con meno personale per ferie, maternità, malattie, insomma parte del normale iter di un’amministrazione, dicevo, appena succede qualcosa l’attesa aumenta permanentemente e il Consolato non riesce più a ridurla: dovendo lavorare sempre al massimo delle proprie capacità per restare a galla, non ha quella elasticità, quella resilienza che gli permetterebbe di recuperare. E questi disagi continuano a accumularsi e la situazione si fa sempre più difficile creando un circolo vizioso.
Quello che io voglio dirvi è che per avere questi numeri di produttività sui passaporti sono sacrificati tutti gli altri servizi. Questa scelta amministrativa è comprensibile e la condivido, perché nel Regno Unito dopo la Brexit (se volete dopo posso ampliare l'argomento) il passaporto è una necessità di fatto nella vita quotidiana perché è richiesto dalle autorità locali per affittare, lavorare e così via. E anche riguardo gli stessi passaporti comunque è un sistema molto rigido e poco flessibile nel venire incontro ad esigenze particolari, ad esempio offrendo appuntamenti contingenti per membri dello stesso nucleo familiare.
Però significa impatti diretti su tutto il resto. Anzitutto, pochissimi appuntamenti per le carte d'identità elettroniche, per la cittadinanza, e tempi d'attesa lunghi per anagrafico, stato civile, notarile e così via.
Significa anche sacrificare l'assistenza ai connazionali. Le linee telefoniche sono aperte solo per due ore a settimana e spesso alle email si ricevono solo risposte automatiche. Quindi chi non riesce a capire qualcosa o ha bisogno di un chiarimento fa moltissima fatica ad avere un contatto diretto con il Consolato. E ci rimettono i più vulnerabili, che magari hanno bisogno di una parola in più o di una guida in più.
Poi ci sono anche conseguenze secondarie, anche contenziosi legali perché i tempi vanno oltre quelli previsti dalla legge. C’è tantissimo ricorso alle procedure d'urgenza, con aggravio ulteriore sui servizi consolari. A volte le pratiche postali vengono respinte se contengono errori: in quel caso il connazionale deve ricominciare da capo.
Questa situazione ha ovviamente un impatto concreto sulla vita dei cittadini, vi porto alcuni esempi. Una famiglia con tre passaporti in scadenza non riesce ad avvalersi della prenotazione multipla e di fatto anche quando riesce a prenotare ha tre date diverse. Se vive lontano da Manchester, vuol dire tre trasferte separate. Persone malate hanno bisogno del passaporto per poter proseguire le cure sanitarie dimostrando di avere diritto dopo la Brexit, che non riescono ad avvalersi della procedura di urgenza, che pure esiste, avendo difficoltà con la tecnologia.
Ancora, un neonato senza altre cittadinanze è rimasto senza documenti per l'attesa di trascrizione e passaporto, la pratica è stata restituita più volte e ogni restituzione ha significato ricominciare con sei mesi ulteriori di attesa: la nonna in Italia è purtroppo mancata quando lui aveva già compiuto due anni e non ha mai conosciuto il nipote.
Ovviamente sono casi estremi perché il Consolato gestisce, e bene, moltissime altre urgenze ogni giorno, però sono casi che esistono.
La mia valutazione è quindi che, dati alla mano, il Consolato fa tutto quello che può. Produttività prima al mondo, efficienza ai vertici, ma non basta e paradossalmente tutto questo lavoro è invisibile ai cittadini che riscontrano invece un servizio lento e inaccessibile. La situazione attuale è simile ad un'economia di guerra in cui le risorse interne sono state riorganizzate per concentrarsi sull’erogazione di passaporti in numero sufficiente (e si vede nei numeri) ma a scapito di tutto il resto.
Il motivo è che il Consolato è sottodimensionato. E questo è amaro da constatare se si pensa all'ingente investimento fatto dallo Stato nel riaprire il Consolato di Manchester. Un correttivo modesto in termini di risorse aggiuntive rispetto all'investimento iniziale già sostenuto permetterebbe di valorizzare pienamente quanto fatto finora.
A mio parere è importantissimo che ci sia un Consolato a Manchester: Manchester non ha istituti di cultura, scuole italiane o altri presidi del Sistema Italia: c'è praticamente solo il Consolato. Negli anni in cui il Consolato non c'è stato, il territorio ha sofferto moltissimo. Quando noi consiglieri del Comites abbiamo iniziato il mandato, abbiamo riscontrato un territorio molto disconnesso, con poca interazione tra le varie realtà italiane: c'era un mosaico di realtà cresciute in autonomia durante il boom di emigrazione italiana nel decennio del 2010 praticamente senza un coordinamento istituzionale. Con risorse adeguate il Consolato potrebbe fare molto altro: cultura, eventi, coordinamento del territorio, come fa ad esempio da qualche anno la sede di Londra.
Per questo invito a considerare due interventi urgenti.
Primo: un potenziamento permanente, non per privilegiare una sede rispetto a un'altra, ma riconoscendo che questa sede, al momento è sottodimensionata.
Secondo: una task force per smaltire la zavorra delle pratiche postali: un arretrato che oggi di fatto paralizza l'attività del Consolato, e che renderà impossibile qualsiasi miglioramento finché permane e che come ho mostrato non è gestibile con i mezzi ordinari.
Preciso che non è la prima volta che il Comites esprime questa istanza, già espressa ogni anno nelle riunioni annuali di coordinamento in Ambasciata a Londra, in varie lettere e anche sottoposta dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, sottoscritta da tutti i consiglieri del Regno Unito e con primo firmatario il consigliere Luigi Billè, e approvata all'unanimità durante le assemblee plenarie negli ultimi due anni.
E quindi, spero di aver illustrato perché i dati e i feedback mostrino che Manchester è in una situazione di disagio straordinario, la cui gestione sta diventando progressivamente più difficile con l'aumento dell'arretrato.
Con questo termino e resto a disposizione per eventuali domande o chiarimenti. Grazie ancora per aver dato al Comites di Manchester l'occasione di rappresentare direttamente i connazionali come siamo eletti per fare in questa sede della Camera dei Deputati.




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